venerdì 6 dicembre 2013

GmG & The Beta Project - "Queen With No Crown"

La copertina del disco di Gmg & The Beta Project

A cura di Bluff

Ed eccoci qui, sistemo i miei appunti, alzo il volume delle casse e mi lascio trascinare dalle melodie che l’underground italiano sa offrire. Questa volta a farmi compagnia ed attirare la mia attenzione ci pensa un cantautore nostrano assieme al suo gruppo. Già dal nome li adoro. GmG & the Beta Project, fa molto anni ’60-’70, quando i complessi musicali prendevano principalmente il nome del leader, mentre gli altri membri venivano raggruppati sotto diverso nome. In poche parole è come se fossero due entità diverse, che raggiungono il proprio sound solo assieme. GmG sta per Giuliomaria Garbelotto, mente creativa ed ideatrice del progetto.

Il cantautore vicentino avrebbe iniziato la sua avventura musicale da solo, seguendo la propria passione per la scrittura e per la musica. Si accorge ben presto che una persona non è abbastanza per il sound che ricerca, sound diverso dalla normale composizione, sound che parla di molti generi senza soffermarsi su uno in particolare, un sound adatto ai Beta Project. E’ il 2012 quando nasce la band che lo avrebbe accompagnato nei concerti e ben presto i componenti siglarono la propria presenza ponendo il proprio nome accanto a quello del cantautore. E che dire?! Beh, secondo il mio modesto parere questa collaborazione funziona; è come se i Beta Project esprimessero ciò che un uomo solo non può esprimere, per evidenti limitazioni fisiche, come se la mente fosse una sola ma avesse come sfogo le mani e le voci di un’intera band. Ed è su tali basi che poggia questo interessante progetto musicale, difficile da inquadrare all’interno di un genere: si sentono tracce di indie mischiarsi a sonorità tipiche della bossanova con una palese influenza ska... insomma in poche parole: Gmg & the Beta Project.

Queen with no Crown”!! E’ questo il nome del lavoro che mi ha riempito le orecchie in questi ultimi giorni. Il progetto nasce nel 2010 e segna l’esordio di questa nuova formazione musicale. 43 minuti che potrebbero durare il doppio senza il rischio di stancare. Esistono due modi secondo me di ascoltare le tracce che compongono questo lavoro: è possibile lasciarle scorrere in sottofondo, come una colonna sonora della propria giornata, oppure possiamo concentrarci su di queste e carpirne tutte le delizie musicali, tutta la bravura di questa band, all’interno della quale ogni componente si ritaglia un ruolo di primaria importanza.
Andiamo avanti, che altrimenti non riesco a rendere onore a questo gruppo, che sicuramente merita più di quanto riuscirò a scrivere.

Queen with no Crown” è un lavoro composto da 10 tracce di cui la maggior parte in inglese. Pronuncia buona, ottima sillabazione e ritmo della lingua straniera…insomma, si sente che sono italiani ma la cosa non disturba affatto. Se poi uno sentisse la mancanza di qualche parola nostrana gli basterà aspettare la conclusione dell’album, quando il sound si fa più rilassato e il cantato riprende le nostre parole. Non ho modo di analizzare ogni brano, ci vorrebbe troppo, anche perché la tecnica e la bravura sono di un certo livello e meriterebbero dei commenti troppo specifici. Mi limiterò a dirvi quali secondo me sono le canzoni simbolo di questo prodotto, precisando che non c’è una sola traccia che mi abbia lasciato l’amaro in bocca.


L’inizio dell’album è incredibile. “Misread Emotions” è un’apertura perfetta, la voce femminile un po’ soul introduce a quella che è la particolarità di un sound carico di emozione. La seconda canzone, quella che dà il nome all’intero progetto, ossia “Queen with no Crown”, mostra tutta la qualità da cantautore di Garbelotto : una voce espressiva, costruita su di una ritmica che cresce nel proseguire della traccia. Per concludere la triade di partenza, cito solamente il titolo del terzo brano senza dire niente, andate ad ascoltarlo, “The Stars and Sky Song”, a mio parere la canzone meglio riuscita, più varia e ricca di particolarità. Proseguendo nell’ascolto possiamo incontrare la passione acustica di Giuliomaria, soprattutto in brani come “Me and Myself” e “(My) Grace is Gone”.

I caratteri a mia disposizione stanno finendo. Vi lascio quindi con il consiglio di prendervi tutti il tempo necessario per calarvi nell’ascolto di un progetto musicale che si distingue dalla piatta musica moderna, facendoci riscoprire sound più elaborati ed espressivi. 








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