giovedì 14 marzo 2013

Colapesce - "Un Meraviglioso Declino (deluxe)"


...hai solamente trent'anni ed intorno c'hai il vuoto.
Un meraviglioso declino (deluxe)- Colapesce.

A cura di Flavia Frangipani

Come se stessi rispondendo ad una domanda che nessuno mi ha fatto. La domanda (salto il passaggio in cui ho cliccato “mi piace”) facciamo conto che sia “Perché”? Il perché qualcosa ti piace le persone non lo chiedono mai. Questo è il mio “perché”.Un meraviglioso declino è come uno sguardo dall'alto che scruta la gente. Quella gente che fino a prova contraria, siamo noi. E' un disco pieno di cose.  

Ci sono gesti quotidiani girati con una cinepresa a manovella. E tu solo, muto e impassibile a guardare come da lontano quello che si muove intorno. Giovani rinchiusi in casa come se fosse una libera scelta a condividere tutte le proprie potenzialità inespresse. E l'unica speranza (o paura) è che arrivi qualcosa a stravolgere tutto, a prendersi quello di cui viviamo. Alienazione che è la causa e l'effetto dei nostri tempi. I rifugi che ci costruiamo intorno e lo spazio di cui diventiamo i padroni. Che l'amore sia fatto anche di niente, è un concetto che se da una parte solleva, dall'altra annulla tutto. Cambi di prospettive. Giornate di sole che diventano subito sera. Canzoni semplici, ripetitive, come fossero costruite a caso, ma che se provi a cambiare una virgola crollano, perchè a caso proprio non sono. Ci sono cambi di temperatura, il calore dell'estate siciliana, la macchina rovente, la strada che sputa fuoco, terremoti ed eruzioni vulcaniche per raccontare un viaggio di due persone innamorate. Ci sono le nostre ansie, i turbamenti, lo stress, l'inconcludenza, studi che non pagano tutta la fatica fatta, e il nostro mondo fatto di insonnia, mal di testa e fiori di bach. Vacuità e superficialità che quando non ci riguardano ci circondano. C'è Fossati, ma quello di quando la storia della costruzione è andata male: incompreso, disarmato, fuori posto, violentato, costretto a ricrederti, perso davanti ad un deserto di cose a cui far fronte che pur avendo la capacità di gestire, avvilisce. L'inatteso che rimette in circolo le paure. Analogie per provare a spiegare come ci si sente ad avere qualcosa davanti a sé e non riuscirla a toccare. C'è il cinema. I film che ti accolgono come in universi paralleli e la condivisione di tutto questo che ti riporta alla realtà, sul divano di casa. Ci sono suggestioni, abbagli. Un risveglio di e in un posto qualunque. La sensazione che la notte non sia mai esistita, quando una città si sveglia ma tu eri già lì a guardare, l'attimo prima che succedesse. C'è il mare e l'impressione che il mondo non sia poi così sbagliato. Se vieni da lì lo riconosci subito l'odore e ci si capisce all'istante. Ci sono ricordi, aromi familiari e una normalità da cogliere nei gesti. “Io la notte ancora sto sveglio a pensare al tempo che ho perso e ne accumulo altro (Bogotà) è la fotografia di questa generazione dispersiva. Ma a me piacciono di più i soldatini immersi nel fango ancora lì a sorvegliare un quartiere. Voci chieste in prestito, a rendere perfetto qualcosa che era a tanto così dall'esserlo comunque ( Sara Mazo, Meg). Ad un certo punto possono venire in mente i Fleet Foxes o qualcun altro, fate voi. E tanti complimenti a tutti noi per la cultura musicale, ma non si vince niente. Piuttosto riserviamo questo tipo di attenzione a tutte le tracce, perché Colapesce ha sparso omaggi e riferimenti musicali ovunque (ben più difficili da riconoscere, lì si che ci vuole orecchio). Un po' come gli Uomini-libro di Truffaut che per non lasciare che quello che amano vada perso, diventano quello che amano. O una cosa del genere...

Tra le righe tante citazioni, per rendere la comprensione dei testi (a chi ne abbia voglia) un'impresa un po' faticosa, giusto per il gusto di farlo, ma senza pretese. Scrivere è sempre nascondere qualcosa in modo che venga poi scoperto. Ma se tu possiedi i pezzi mancanti, ricomporre viene naturale. E altrimenti fa lo stesso. L'opzione “ascolto facile” resta comunque. E ad alcuni basta così. Ora il suo declino, oltre che meraviglioso, è diventato deluxe. In più anche undici cover. Si passa da Leo Ferrè a Michael Jackson, da Venditti ai My Bloody Valentine, 883 senza Repetto, ma soprattutto Repetto senza 883. Scelte apparentemente e forse profondamente insensate. Non c'è niente da capire. E'qualcosa che è esattamente quello che appare.  Funzionano tutte, comunque.


“Niente di originale, il solito indie...” Etichette di chi ama il gioco “a chi arriva prima”. La verità è che la musica la fa anche chi l'ascolta. E al massimo, a volte, i soliti siamo noi. Lorenzo Urciullo, è lui Colapesce.  Così  a occhio, sembra uno di quelli che ti aprono lo sportello della macchina. Gentilezza tutta siciliana nell'accennare un inchino ogni volta che finisce di cantare. Dal vivo vale anche di più. Ce le ha negli occhi le sue canzoni. E ti tocca restituirgliele, perchè in quel momento ti rendi conto di quanto siano innanzitutto sue. Ecco. Perché Un meraviglioso declino è più o meno questa cosa qui: un disco di quelli che ad un certo punto smettono di essere di chi li ha creati e diventano di chi li ascolta. Uno di quelli che ti ricordi esattamente il momento in cui hanno attecchito. Perché le cose veramente belle, belle come è bello questo cd, non ce l'hanno proprio il potere di piacere subito. Quel qualcosa in più arriva dopo e tutto insieme.
Di questi anni, in cui ci siamo persi tra connessioni, condivisioni, ipad e telefilm, qualcosa deve pur rimanere.Fate uno sforzo, cercatevi. In qualche modo, siete tutti qui dentro.

Il nuovo video : “Anche oggi si dorme domani"


 








Nessun commento:

Posta un commento