martedì 5 febbraio 2013

La Sicilia alternativa, incazzata e un po' maleducata degli Zoas


band messina
by Alessandro Curci

Gli ZoaS sanno attirare l’attenzione, si. Questi cinque ragazzotti tra il metro e settanta e il metro e ottanta, spesso sgarbati ma con i nasi ancora interi, dall’estate del 2010 si definiscono una ”Alternative/RocK Band From SiciLY”, si presentano con un nome tagliente all’orecchio, un logo simmetrico all’occhio, e menano come dei fabbri. Pochi convenevoli quindi e un bel po’ di decibel.La formazione, tutta proveniente dal messinese, si muove sin dagli esordi su palchi di manifestazioni (alternative e non) di livello nazionale, riscuotendo, a quanto sembra, un buon feedback sia di pubblico che di critica; tanto che il pezzo “Entra nello specchio” viene scelto dall’etichetta statunitense Qiuckstar Production e va a finire nella compilation Rock 4 Life (in vendita su Amazon e iTunes), portando tanta soddisfazione agli ZoaS ma neanche un euro nelle loro tasche. Spirali di una Rete che forse non fa ancora il suo lavoro. Gli ZoaS, invece, il loro lavoro lo fanno, e discretamente bene; tanto che nel Marzo 2012, dopo qualche rimaneggiamento della line up originale, esce Babykilla: primo EP ufficiale della band prodotto e mixato al “The Cave Studio” di Catania; 5 pezzi in italiano, con qualche sporadico schizzo inglese e francese, rigorosamente registrati in presa live; scelta, questa, che sottolinea un concetto fondamentale per gli ZoaS come per ogni band che si butta sul serio nella mischia: “Noi suoniamo. Per davvero. Il prodotto, presentato da una copertina psichedelicamente irriverente e uno shooting fotografico al limite dello sport estremo, si apre con il brano “Burlesque”; il pezzo, accompagnato da un ottimo video pubblicato su youtube, suggerisce in toto la dimensione artistica in cui si muove l’intero lavoro degli ZoaS: schietto, convulso e irritato rock; uno scuotimento costante su corrente alternata che incastona melodie taglienti, a volte stridule e spesso isteriche, con spunti ritmici e metrici di sovente imprecisi, si, ma sempre interessanti, il tutto adagiato su un tappeto di influenze di tutto rispetto. Più maturo e strutturato delle precedenti registrazioni - probabilmente anche grazie alla presenza del tastierista “tuttofare”, elemento aggiunto alla formazione di partenza -“Babykilla”, ascoltato a ripetizione, è un viaggio allucinogeno, onirico, arrapato, incazzato e ironico di un Bianconiglio tutto italiano; impegnato in uno slalom tra sociale, occupazione, fattanza, eccitazione e irriverenza.Gli ZoaS, con “Babykilla”, danno all’ascoltatore un prodotto interessante, dall’impegno artistico tangibile; i testi e lo stile del cantato sembrano voler essere la “ciliegina dell’iceberg” di un intero comparto melodico e sonoro con decine d’influenze, tanto che la definizione di alternative/rock band protegge l’intero progetto da etichettature più settarie che, per ora, sarebbero in qualche modo errate; ma che allo stesso tempo sottolinea lo status generale della band: un progetto che deve dare ancora il meglio sia sotto il livello tecnico che poetico.Babykilla va però ascoltato, interpretato e riascoltato, tenendo sempre a mente la nascita dal vivo di questo EP: importante variabile viscerale per la band che vuole dimostrare la sua vera identità, ma strada difficile da percorrere senza errori (soprattutto tecnici) sino alla fine.Gli ZoaS sono: Tommaso Trio al basso, Fausto Ruggeri alla chitarra e synth, Saverio Curcio alla batteria, Giuseppe Lizio alla voce e Filippo La Marca alle tastiere e synth; e sono da conoscere.
 Alessandro Curci

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