martedì 13 novembre 2012

Luigi Ruberti -"Dedicated to Bill Evans":grande lezione di fascino compositivo



LUIGI RUBERTI-Dedicated to Bill Evans

Il primo contatto artistico con Luigi Ruberti, contrabbassista, didatta, compositore ed arrangiatore, avvenne nel libro “ Vesuviewjazz, tracce di jazz in Campania dal 1920 al nuovo millennio ” di Gildo De Stefano.Successivamente, capitò l’occasione di ascoltare i suoi brani originali incastonati nel jazz cameristico di Mosaico ( 2005 ) e gli altri, più recenti, narrati in chiave decisamente hard-bop nel cd Sud a Levante ( 2007 ), che vede la partecipazione di uno dei più grandi trombettisti europei, Flavio Boltro, presente in ben 5 brani su 9 : una giostra di duelli solistici combattuta tra gli assoli pindarici dei fiati e le scale lineari ed essenziali del contrabasso.Due lavori fondamentalmente distanti nelle architetture stilistiche ma, allo stesso tempo, convergenti sulle dimostrazioni di una legittima versatilità per quello che riguarda le emozioni dei flussi sonori compositivi : le tensioni, le emozioni e le prospettive sono un tutt’uno con la mente che si proietta in progetti musicali sempre nuovi. Già, progetti musicali sempre nuovi che portano, ovviamente, a confrontarsi con un qualcosa che non è più il centro sussultorio del suo mondo, il suo contrabbasso …E già, perché un contrabbassista s’incammina, a testa alta e decisa, in un progetto sonoro dedicato ad un pianista, proprio quel Bill Evans che, nella storia del jazz, rappresenta il punto di svolta tra il “prima” ed il “dopo” ? La cosa non deve assolutamente stupire se pensiamo al binomio costruttivo di quale e quanta importanza Evans abbia sempre ed espressamente riservata alla valenza armonica del contrabbasso stesso. Fino al punto di valorizzarlo, nei suoi arrangiamenti, molto più di quanto fosse mai stato fatto prima. Non è un caso, infatti, che il suo indimenticabile trio ha visto sfilare alcuni tra i migliori contrabbassisti che la storia del jazz abbia mai potuto vantare : il geniale Scott LaFaro ( prematuramente scomparso ), l’eclettico Eddie Gomez ed il funambolico Mark Johnson. E se, in principio, era trio, Luigi Ruberti reinterpreta il pianista di Plainfield in quartetto : contrabbasso, tromba e flicorno ( Gianfranco Campagnoli ), Piano ( Mimmo Napolitano ), Batteria ( Giuseppe La Pusata ), vibrafono ( guest Mark Sherman ).Proprio quest’ultimo è decisivo per la sua spontaneità delle improvvisazioni, sia per quello che riguarda l’abilità strumentale, sia per quanto rivesto l’espressività modale e dinamica. Al pianista Mimmo Napolitano, invece, tocca il compito più gravoso dal quale, senza sforzo alcuno, ne esce con la consapevolezza di aver creato una musicalità elegante, precisa, d’atmosfera lirica e passionale. L’ensemble si perfeziona, nell’attività e nella sua struttura, con l’integrazione della tromba e flicorno di Gianfranco Campagnoli che, sotto alcuni particolari aspetti, rievoca magistralmente l’apporto a suo tempo fornito da Miles DavisGli aspetti ritmici, infine, della batteria di Giuseppe La Pusata appaiono sobri, precisi, puntuali tali da rendere il fraseggio musicale facile da “seguire” con l’ “occhio musicale “ che spesso l’uomo non sa di possedere. Illuminanti, a tale proposito, i video “ Luigi Ruberti Quartet Promo “ ripresi al Museo Archeologico Nazionale di Napoli il 6 Dicembre 2009.I 9 brani, più o meno noti ( My bells, Very early, Bill’s hit tune, In peace piece, per citarne solo alcuni … ), costituiscono un lavoro d’insieme che non è una mera rivisitazione delle tracce musicale di Evans, ma una intimistica reinterpretazione della grande ed emozionante lezione di fascino compositivo che il pianista di Plainfield ci ha regalato. E non solo ai jazzisti …
Microbass


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